«il silenzio semplicemente esiste»

Il silenzio non è proprietà di nessuno, né di una tradizione, né di una religione, ma è naturale espressione del Cosmo: il silenzio è una espressione universale, trasversale, dovunque presente in Natura; lo conoscono i minerali, i vegetali, gli animali, gli esseri umani in tutte le sue diverse culture.

Sedendoci immobili in una corretta postura del corpo (postura che ci permette di restare fermi perché ci sia tempo per l’esperienza di questo contatto più profondo) il nostro respiro si acquieta; acquietandosi il respiro, la mente si acquieta; nella quiete di corpo-mente-respiro ecco che, in modo naturale e spontaneo, sorge l’attenzione serena che osserva e partecipa aperta alla non-separazione dai fenomeni di cui siamo parte integrante.
Questa apertura è compiuta con tutta la complessità globale di ciò che siamo, in modo unitario, con tutto l’essere e non più “solo la mente” o “solo il pensiero” o “solo l’intelletto” o “solo la ragione”…
Questa esperienza di silenzio ci fa esperimentare la naturale realtà del corpo non separato da tutte le sue molteplici funzioni (fisiche e mentali, psicologiche, emotive, sensoriali, ecc.) e, soprattutto,  permette di incontrare l’ego non più in una posizione così prevaricatrice, “egocentrica”, perché ci si apre al vasto spazio dove, flessibili, si fluisce insieme ai fenomeni, insieme alla vita che si manifesta al di là delle categorie, al di là di dentro/fuori/, ma che pulsa attraverso di noi fresca e nuova in ogni istante, in continua mobilità e cambiamento.
Il silenzio della parola, il silenzio dei gesti o del corpo, l’acquietarsi del continuo chiacchiericcio mentale, la pacificazione del respiro, la serena lucidità dell’attenzione che così manifesta l’autentica concentrazione – che è priva di tensione -, ci fanno allora comprendere che non siamo noi a “fare silenzio”, ma che esso è sempre presente ed appare chiaro quando si “smette di fare”, quando pacifichiamo il compulsivo bisogno volontaristico che ci trascina.
La priorità è portare fino all’ambiente scolastico l’occasione per scoprire che non siamo noi a “fare” silenzio, ma che il silenzio semplicemente esiste e si manifesta proprio quando smettiamo di “fare”, perché è spazio vasto e libero che possiamo lasciare manifestarsi in noi e attraverso di noi.

La risposta positiva che ne deriva è impressionante e gli effetti benefici sono immediati. Già il fatto in sé di riuscire a tranquillizzarsi è il primo grande risultato: dalla loro tranquillità i bambini sentono che nasce una migliore qualità di attenzione (che nei bambini è sempre molto dispersiva) e di apertura verso gli altri.

Dinajara Doju Freire, Spazio al silenzio. Esperienza di zazen nelle scuole elementari

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