«Diamo la parola ai bambini»

Montaigne 400 anni fa diceva già che essere interrogati è come vomitare fuori qualcosa che non resta.
Un loro spettacolo, una mostra, il loro spiegare ad altri li compensa della fatica d’avere imparato.
La tecnologia disabitua alla fatica, ma non c’è conoscenza senza fatica!
Diamo la parola ai bambini, lasciamo che scoprano qualcosa: la conoscenza sarà una loro fatica.
Noi dobbiamo costruire pezzo a pezzo una nostra cultura, non trasmettere cultura! Interrogare le cose.
La scuola dovrebbe permettere di riconoscere noi stessi nell’arte, nelle storie.
Arrivati alle medie molti ragazzi si chiedono: ‘Cosa c’entro io con le cose che mi fanno studiare?
La scuola dovrebbe permettere di riconoscere noi stessi nell’arte, nelle storie.
Dobbiamo smetterla di dare risposte su risposte: dobbiamo fare domande per capire il mondo.
I bambini sono contenti quando vedono il maestro studiare con loro qualcosa che non sa ancora.
Lentezza, fare poco, ascoltarli: educarli ad accettare la vulnerabilità, da cui viene la creatività.
Un mondo in cui vai avanti solo se dici esattamente quello che vuole l’insegnante è mortificante.
Un insegnante non può lagnarsi dei suoi studenti! Deve rispettarli e ascoltarli! Dialogare!
La cosa che fa piú male agli adolescenti è l’inautenticità di chi non li ascolta.
Il mio non è un metodo: sono un artigiano, documento quello che faccio, copiatemi pure, io copio.
L’unica diversità irriducibile è quella maschi/femmine, ma il desiderio può avvicinare il diverso.
I bambini soffrono tantissimo, anche: dobbiamo accettare la sofferenza, lavorarci su, con loro.
I genitori sono pieni d’ansia su incolumità e pericoli, impanicano insegnanti e presidi, non si sperimenta piú.

Franco Lorenzoni al Festival dell’Educazione (Circolo dei Lettori, 13 novembre 2015)