«il nostro laboratorio è il bambino»

Il nostro laboratorio è il bambino.
Io sono contadino e pastore. Quando mi scruto in profondità e gratto la crosta di cui la civiltà s’è sforzata di ricoprirmi, ritrovo sempre l’acqua che scorre nella gora del vecchio mulino, il fiume che s’allunga lentamente fra i salici, l’odore dei buoi condotti al lavoro e il belare nostalgico e sonoro delle pecore sulla montagna; e mi commuovono perché sono la trama iniziale di una vita che non ha mai più ritrovato la pura semplicità del villaggio della mia infanzia.
Il mio solo talento di pedagogista è forse l’aver serbato una così chiara impronta dei miei giovani anni che sento e comprendo, bambino, i bambini che io educo. I problemi che ad essi si pongono e che sono un così grave enigma per gli adulti, io li pongo ancora a me stesso con il chiaro ricordo dei miei otto anni e come l’adulto bambino io detesto, attraverso i sistemi e i metodi di cui ho tanto sofferto, gli errori di una scienza che ha dimenticato e misconosciuto le sue origini.
Perché i veri problemi dell’infanzia restano: l’erba che si agita, l’insetto che ronza, il serpente il cui sibilo vi gela il sangue, il tuono che vi spaventa, la campana che suona le ore mute della scuola, le carte mute e i cartelloni fantastici.

Célestin Freinet (1896-1966)

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