nessuna app per lo stupore | Rosalinda Ristallo

Nel 2015 sui social spopolò per un periodo di tempo assai lungo il video di una società di telecomunicazione indiana. In quel periodo ero ancora nel pieno dei miei studi universitari e quindi decisi di usare questo video come mezzo di confronto con la realtà. Riuscii a trovare delle persone che consideravano questo video come una semplice provocazione ma senza alcun velo di preoccupazione, mentre chi come me lavorava e studiava nel campo dell’educazione cominciò a porsi delle domande in merito a questo spot che tutto sembrava tranne che una semplice pubblicità di un’azienda di telecomunicazione.

Dopo poco tempo lessi un articolo in cui si parlava di un ciuccio battezzato con il nome Pacif-i, che attraverso la modalità Bluetooth del cellulare era in grado di inviare sull’applicazione dati relativi alla temperatura del proprio bambino e informazioni circa la distanza del bambino dal proprio genitore! Ma ciò che sorprendeva di più era che quando la distanza risultava eccessiva, secondo il dispositivo, si attivava un sistema di allarme.

Da qui cominciai la mia riflessione: ma in questo periodo della vita non dovrebbero esistere distanze, non dovrebbe venir meno nessun distacco, né fisico né mentale. È in questo periodo che il bambino sviluppa le sue capacità senso-motorie, ma ancor di più la sua capacità emotiva, quindi le distanze non possono essere ammesse e tanto meno permettere ad un dispositivo di decidere la distanza ottimale.

Oggi si parla di un rapporto genitore-figlio mediato dalla tecnologia; infatti non è insolito trovare al parco-giochi ragazzini che spiegano ai loro papà come usare WhatsApp o mamme che sfidano le figlie a Bubble Witch Saga, un modo che da un lato potrebbe aiutare all’avvicinamento ma dall’altro potrebbe portare a mettere da parte il significato più importante dell’agire educativo sui figli. A questo punto non dobbiamo pensare di eliminare o demonizzare le nuove tecnologie perché nel mondo odierno sono fondamentali, ma è importante pensarle, nel rapporto con i nostri figli, come un supporto all’agire educativo e non come una sua sostituzione; come ad esempio utilizzare un’app per aiutare la memorizzazione di lettere, suoni; o utilizzare il canale YouTube per la visione di storie a lieto fine.

È importante educare i propri figli ad utilizzare i dispositivi in maniera corretta, rispettando tempi e spazi della normale vita quotidiana. Dare poche e semplici regole possono dare la possibilità di dare al nostro bambino consapevolezza che i dispositivi digitali non sono l’unico modo per passare il tempo, ma che sono un qualcosa in più che possiamo utilizzare per ampliare le nostre conoscenze.

Ci si sta rendendo conto che la famiglia sta incontrando delle grosse difficoltà soprattutto nel campo dell’educazione. Oggi le famiglie si trovano a dover affannosamente rincorrere impegni e attività imposti spesso dal mondo lavorativo, ma il rischio in tutta questa congestione di attività e impegni è quello di venir meno al compito della famiglia: la responsabilità educativa dei propri figli. Le famiglie si ritrovano a non educare da sole, si trovano spesso a dover chiedere aiuto o addirittura farsi sostituire dai nuovi media. Ci esaltiamo delle “competenze tecnologiche“ dei nostri figli senza nemmeno aver dato loro in mano un sonaglio o un pallone, aver fatto far loro esperienza delle cose che circondano il suo quotidiano.

In realtà, queste “competenze tecnologiche” non sono altro che imitazioni di quello che noi adulti eseguiamo con i nostri dispositivi, quindi dovremmo innanzitutto noi adulti modulare e controllare l’uso sporadico dei mass media ed essere più attenti a quei momenti di apprendimento dei nostri bambini che non ritorneranno più. Inoltre, non dobbiamo dimenticare il compito educativo che siamo chiamati ad adempiere nei confronti dei nostri figli: non dobbiamo dimenticare la funzione emotiva del guardarsi negli occhi durante l’ora della pappa o durante l’ora dei giochi; come affermava Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, il bambino che ha la possibilità di guardare il viso della madre, proprio come guardandosi allo specchio, riceve indietro dagli occhi di lei l’immagine di sé, sulla quale poi andrà a edificare la sua personalità.

I bambini hanno bisogno degli adulti, specialmente nei primi mesi di vita, hanno bisogno delle nostre mani, hanno bisogno della nostra voce, hanno bisogno di vedere il reale prima del virtuale, hanno bisogno di vivere nella semplicità delle cose. Se noi adulti torniamo indietro con la memoria ricorderemo sicuramente le bellissime giornate passate sotto il sole rovente a giocare e a escogitare le migliori sfide per sconfiggere il nostro nemico, le giornate passate a fare i compiti e a cercare le parole con un vocabolario più pesante di noi, l’emozione di aver ricevuto un semplice puzzle, le passeggiate con i nonni che rispondevano ai nostri innumerevoli “perché?”.

Il virtuale, a differenza della realtà ha questo grande potere di immergerti con un click in diversi ambienti andando ad eliminare l’emozione dell’aspettativa e del fascino che un bambino potrebbe sentire se messo in contatto diretto con la realtà. Basti pensare ai video pubblicati su YouTube che riescono a trasmettere i suoni e le immagini che esistono in natura.

Non esiste un manuale attendibile per essere buoni genitori e non esistono 10 regole perfette per rendere i propri figli felici: la felicità dei nostri figli dipende dalla qualità del tempo che dedichiamo loro; ci ringrazieranno soltanto quando di fronte a situazioni di loro disagio noi saremo stati accanto a loro dedicando tempo e trasferendo i significati dell’emozione che provavano in quel momento. È in questo modo che potremmo crescere un bambino empatico, un bambino fiducioso in se stesso e negli altri e con buone relazioni sociali.

Siamo immersi in un mondo più veloce, dove tutto lo spazio del mondo e tutti i nostri saperi sembrano rinchiusi in un piccola scatola e questo ci ha permesso di andare avanti, di portarci al passo con tutto il resto del mondo. Le tecnologie hanno dato un grande impulso alla didattica, è importante però che sia la scuola che la famiglia non si fermino qui, ma si adoperino per far fronte a un nuovo compito; devono proporsi come guida per l’utilizzo dei media, devono controllare e limitare l’utilizzo in ore della giornate prestabilite per permettere così di trovare un giusto equilibrio. In questo modo si può usufruire dei vantaggi della tecnologia ma nello stesso tempo modularne l’ utilizzo.

Bisogna fare in modo che niente distrugga nei bambini il loro magnifico senso innato di stupore di fronte alle cose dell’universo.

Rosalinda Ristallo © la scuola dei saperi semplici 2017

 

 

 

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