e tu come educhi? | Maria Chiara Grigiante

Un tempo sono stata bambina. A quell’epoca, talvolta, pensavo: “Questo me lo devo ricordare, devo ricordarlo bene. Quando sarò una mamma io non lo farò. Perché ai bambini non piace!”.

Rievoco con presente stupore quelle parole, ma che cosa non mi piacesse ora non lo so più.

Ricordo solo mia madre.

Sembra evidente che anch’io, come ogni madre, desiderassi offrire il meglio ai miei figli, così ho intrapreso l’avventura educativa, senza aver chiaro che cosa fosse “il meglio”.

 

Alla ricerca del meglio

In questi caldi pomeriggi d’estate chiacchierando sotto l’ombrellone Marina, mamma della piccola Giulia, sottovoce mi ha confidato: «Qualche volta ho incominciato a leggere libri che spiegano come educare i bambini, ma dopo poche pagine li abbandono, perché i dubbi mi assalgono e non so più che fare. Insomma, mi fanno sentire una cattiva madre».

Il dubbio. Si dice che con il dubbio non si vada da nessuna parte. Forse è vero, altresì è anche vero il contrario. Dubitare può aiutarci a crescere. In educazione la certezza non esiste, ma in tutti i casi dobbiamo agire e un agito sorretto dalla riflessione sarà indubbiamente benefico.

Se dubitiamo sulle capacità delle nostre azioni educative, significa che stiamo riflettendo, che ci siamo presi del tempo per fermare il pensiero sul nostro agire pedagogico.

Mia madre non era una cattiva madre, forse non dubitava mai.

Ho la certezza che non conoscesse la pedagogia, la scoprimmo insieme, durante i primi anni della scuola superiore verso la quale mi aveva indirizzata.

Giovanni Segantini, Le cattive madri (1894)
Giovanni Segantini, L’angelo della vita (1895)

 

Pedagogia: questa sconosciuta e inesplorata arte

La Pedagogia potrebbe essere definita come «L’arte di educare» (traduzione italiana di Über Pädagogik) di cui già scriveva Kant nel 1803. Da allora ad oggi molto si è detto e sperimentato, divulgando un sapere culturale che sovente è rimasto nelle mani degli esperti del settore.

All’opposto l’uso della parola pedagogia, non riecheggia nel linguaggio corrente delle madri e dei padri. Alcuni probabilmente non ne conoscono neppure il significato.

Arrivati a questo punto è ragionevole pensare che l’atto educativo sia un’arte esercitata da madri e padri a loro insaputa. Comunque l’inconsapevolezza non giustifica il fatto che l’azione educativa riguardi i genitori in prima persona.

L’arte di educare, come ogni altra arte, per essere trasformata in pratica richiede creatività, maestria e semplici raffinati strumenti.

A tal proposito condivido una delle finalità che Riziero Zucchi e i suoi collaboratori propongono nella “Pedagogia dei genitori”, metodologia volta a “valorizzare le competenze e le conoscenze educativa dei genitori”, allo stesso tempo penso che i padri e le madri, creatrici di autentiche opere d’arte vivente, abbiano necessità di possedere quei “semplici e raffinati strumenti” con cui cesellare una persona felice.

Maria Chiara Grigiante © la scuola dei saperi semplici 2017

 

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