li conoscete gli adolescenti? | Rosalinda Ristallo

Se qualcuno mi chiedesse qual è il tuo passatempo preferito, io risponderei: “osservare la gente!” Proprio così, la maggior parte del tempo la passo a osservare la gente, sono nell’autobus e osservo, sono a fare una passeggiata e osservo. Sono un’osservatrice che cerca nello sguardo, nelle espressioni della gente risposte alle domande che la maggior parte di noi si pone. Mi sento dire ripetutamente che gli adolescenti di oggi non riescono ad assumersi responsabilità, che sono superficiali, che non conoscono il senso del sacrificio, che sono individualisti e che non sanno ascoltare. Il luogo comune “i ragazzi di oggi non sono più come quelli di una volta!”… Ma la constatazione che sono cambiati i modi di comportarsi, aggregarsi, amare, desiderare, perseguire obiettivi non può e non deve divenire un giudizio di valore. I ragazzi e le ragazze di oggi sono sì diversi, ma soltanto perché questo modo di pensare e di vedere ci consente di sopravvivere in una società diversa rispetto a quella di qualche decennio fa. Oggi la società che corre più veloce della lucesiamo costantemente in movimento per cercare di dare un senso alle nostre giornate. Siamo immersi in un mondo che con le sue trasformazioni ha stravolto anche i ruoli del vecchio focolaio domestico: un tempo i ruoli all’interno della famiglia erano ben definiti: la donna era quella che si occupava della cura della casa e dell’educazione dei figli, il marito era il capo indiscusso, colui che provvedeva ai bisogni economici e che dominava su tutti gli altri membri. I figli maschi, una volta raggiunta una certa età, imparavano dal padre il mestiere e tutti quegli atteggiamenti necessari per diventare un capo famiglia e le figlie femmine aiutavano la madre nei lavori domestici per diventare casalinghe. Attualmente, se ci guardiamo attorno, ci accorgiamo che questo focolaio domestico non corrisponde più alla realtà. I nuclei familiari, in media, sono composti da soli genitori e da uno o due figli. Ad essere cambiati, nel bene e nel male, sono soprattutto i rapporti reciproci tra i vari componenti. L’educazione dei figli non è più prerogativa della mamma, ma viene affidata anche alle scuole ed altre istituzioni. La crescita dei figli è fortemente influenzata dal rapporto con i pari e in generale dai modelli proposti dalla società. Di fatto ci si trova di fronte ad una fase di grande transizione e la famiglia, quel pilastro fondamentale di ogni società, è sempre più messa in discussione.

Sento parlare di crisi dell’educazione, crisi della famiglia, di crisi culturale ma nessuno sembra in grado di individuare dove sono le ragioni di questa crisi e quali risposte vi possano essere. Non ci vuole molto per osservare e constatare il disfacimento dei rapporti umani: aumento della conflittualità, crescita di tutte le forme di discriminazione verso chi viene considerato diverso soltanto perché ha il colore della pelle diversa dalla nostra, fallimento delle strutture di socializzazione tradizionali, abbassamento del livello di preparazione culturale degli studenti fino all’Università, crescita a macchia d’olio di analfabetismo letterale, culturale e relazionale.

Si è forse parlato troppo dei bambini, degli adolescenti, del ruolo dei genitori nei confronti dei figli e non si è presa in considerazione la funzione pedagogica degli adulti. Insegnanti, educatori, imprenditori, uomini e donne dello spettacolo e dei media, politici, parlamentari e capi di governo; tutti hanno una responsabilità nel formare le menti giovani, costituiscono modelli. La questione centrale dell’educazione oggi va spostata sul mondo degli adulti. Non a caso gli adolescenti sono definiti da noi adulti come “egoisti, ribelli, superficiali”: e noi, come siamo?

Oltre alla crisi dei valori si assiste alla crisi della genitorialità. Il gruppo dei pari dell’adolescente diventa il principale punto di riferimento, mentre il genitore viene messo in discussione. Il genitore vive questa processo come una perdita di potere, e una messa in discussione del suo ruolo, in quanto si trova a percepire il figlio in modo diverso, e a sentirsi per lui meno importante rispetto a prima. I genitori devono cambiare, occorre che comincino a pensare ai figli come figure più autonome e responsabili. Questo mutamento comporterà l’assunzione di un atteggiamento meno protettivo, evitando di sostituirsi al figlio quando esprime le sue scelte e i suoi pensieri. Questo atteggiamento permetterà ad entrambi di cambiare: il figlio sentirà la fiducia del genitore che gli trasmette la sicurezza nel potersi sperimentare e testerà il suo senso di autoefficacia, il genitore scoprirà un nuovo modo di stargli vicino, accettando che lui sta crescendo.

Un altro presupposto importante per mantenere un buon rapporto con l’adolescente è quello di essere disponibili all’ascolto, prevenire eventuali disagi e dimensionare problemi che, per l’adolescente, sembrano insuperabili.

Troppo poco spazio viene dato dai media alle iniziative autonome che ragazzi e ragazze spesso realizzano con tanto spirito di iniziativa, al loro impegno nel volontariato, nell’organizzazione culturale. Nessuno o poco spazio a chi, quotidianamente, nonostante le enormi difficoltà, coltiva i propri sogni, le proprie ambizioni.

Gli adolescenti hanno necessità, ora più che mai, di rispecchiarsi negli adulti di riferimento e di interiorizzare modelli positivi, al fine di interiorizzare sicurezza, autonomia e autostima. Noi adulti non dobbiamo restare a guardare, dobbiamo aiutarli a cercare opportunità e ad alimentarli di entusiasmo. Solamente così i ragazzi saranno in grado di misurarsi con l’immenso mondo…