Una cioccolata per Mariella

Se potessi essere l’insegnante di ognuno di loro, se potessi trascorrere tre ore al giorno seduto accanto, con i libri sul tavolo, o uscire all’aperto in una bella giornata di sole, camminare come Socrate con i suoi pargoli, non credo ci sarebbero problemi. Il punto non è la loro estraneità alle conoscenze che propongo. Il malessere è svegliarsi alle sei di mattina, quando è ancora buio, con la pioggia battente magari e ritrovarci in 20, 25 chiusi in questa stanza. Con i neon che ci fanno male agli occhi. La vita può essere ancora più dura, certo, ma se partissimo da un principio di felicità e di benessere non dovremmo fare della scuola un decoroso campo di concentramento, o più precisamente un campo di detenzione temporanea in una stanza di 20-25 ragazzini pieni di energie.