«i luoghi di socializzazione sono fondamentali»

«Sì, la scuola per me dovrebbe essere aperta dalle 8 della mattina fino a mezzanotte, almeno. Questa proposta l’ho fatta una volta in televisione dal Ministro Berlinguer nel ’98 e lui ha detto: «E chi mi paga i bidelli?». Se questi sono i problemi allora basta: lasciamole chiudere, alla una le chiudiamo e non se ne parla più.

I ragazzi, oggi, non hanno più luoghi di socializzazione. Una volta avevamo gli oratori, le sezioni di partito. Oggi quali sono i luoghi di socializzazione? Il bar. E cosa fa uno al bar, beve? Punto. Neanche le discoteche sono luoghi di socializzazione perché tanto non puoi parlare dalla musica fortissima che hai e dalla testa ormai rovinata dalle droghe che assumi in quella serata. Ecco, allora i luoghi di socializzazione sono fondamentali soprattutto adesso in una cultura dove la gente socializza attraverso i mezzi informatici, dove tu il corpo dell’altro non ce l’hai mai davanti.

E quindi bisogna trovarli questi luoghi di socializzazione. Che possono essere le scuole: sono edifici enormi, piene di aule e pieni di spazi vuoti. Benissimo. Poi, in questi luoghi, puoi benissimo coinvolgere giovani che mettono su dei teatri, giovani che mettono su degli atelier d’arte, giovani che insegnano a fare il cinema, giovani che insegnano a fare gli attori. Ecco. E allora dagliele queste benedette scuole, che magari qualche studente può andar lì e imparare qualcosa!

Non è che necessariamente questi giovani che fanno queste attività alternative devono insegnare, ma se lo fai nella scuola qualcuno ci va lì. E allora incomincia una socializzazione e anche una visualizzazione dei processi vocazionali. Uno vuol far l’attore o fare il pittore o fare il musico: vede che cosa vuol dire questa roba qua. Bisogna tenerle aperte. Alla sera in quelle scuole lì, poi si possono fare i compiti, si può anche far l’amore, perché no? È l’età giusta. E perché dove si deve fare? Vicino ai muretti, in camporella? Dove, dove si fa? Al cinema, neanche, no? Perché lì te li mettono uno vicino all’altro, non è come quando andavamo dove volevamo. Però allora non succedeva niente, stavamo malmessi. Benissimo.

Allora, cosa succede a questo punto? Che se la scuola diventa un luogo di socializzazione allora sì che svolge una funzione importante. E uno non è che si sente sequestrato quando va a scuola perché diventa la sua casa. Poi, non so, i bidelli. Ma questi ragazzi sono ragazzi che hanno dai 15 ai 18 anni (parlo soprattutto alle superiori). Ci sono le scuole da imbiancare, ma non sono capaci di prendere un pennello e imbiancarsi la loro aula? Però se in quell’aula lì succede qualcosa d’interessante allora ti viene voglia anche di metterla a posto bene».

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