NaDì: digitali da 0 a 3 anni

Perché interessarsi del rapporto che i bambini molto piccoli hanno con gli schermi?

Innanzitutto, perché le tecnologie touch screen hanno conosciuto una massiccia diffusione negli ultimi anni, anni definiti per l’appunto media revolution. Dato assai rilevante, il fatto che tale pervasività riguarda la vita di tutti, compresa quella dei bambini in età prescolare.

Secondo l’osservatorio Common Sense of Media, la diffusione di smartphone e tablet e la conseguente pervasività nella quotidianità dei bambini sono cresciute rispettivamente dal 63% al 95% e dal 40% al 78% negli ultimi 4 anni. Fin qui, nulla di nuovo.

Sull’argomento ci sembra, infatti, di sapere già molto. Non passa giorno che un trafiletto su un giornale dedicato all’infanzia, un servizio al telegiornale o un opinionista televisivo non si esponga sul tema nuove tecnologie e prima infanzia. Dove sta dunque il problema?

Il problema sta nel fatto che, mentre in ambito divulgativo, televisivo ed informale ci si lanci nel definire rigide regole, norme d’uso e nel diffondere allarmismi o ottimismi egualmente infondati, in ambito scientifico-specialistico il fenomeno è ancora largamente inesplorato. Inoltre, l’utilizzo delle screen technology da parte di bambini, sopratutto molto piccoli, che osserviamo al ristorante, al parco o in contesti sociali in generale, non sempre rappresenta il modo migliore di impiegare tali strumenti. Le tecnologie digitali, infatti, non andrebbero mai impiegate per “tenere buono” il bambino, e andrebbe sempre evitata, secondo la Società Pediatri Canadesi, la fruizione passiva dei contenuti digitali.

Se le screen technology non possono sostituire la televisione, diventandone una sorta di miniatura da tasca, estraibile all’occorrenza, come utilizzarle in modo generativo? E come diventare un mediatore efficace tra questi strumenti e i bambini molto piccoli?

Apparentemente banale, quest’ultima domanda appare centrale alla luce del fatto che, oggi, il 71% dei genitori afferma di scaricare app per i propri bambini.

Particolare attenzione va sicuramente posta nella scelta dei contenuti. Le App, non sono tutte uguali e le App definite “educative” non sono sempre sinonimo di garanzia. Rivolgersi ad un Pedagogista per la scelta dei contenuti da proporre ai propri bambini potrebbe senz’altro rappresentare una soluzione vincente. Tuttavia, selezionare contenuti di qualità non basta. Appare urgente e necessario, raccogliendo evidenze psico-pedagogiche e medico-pediatriche, evidenziare consigli d’utilizzo e sopratutto punti limite per l’utilizzo delle nuove tecnologie con l’infanzia, educandoci (ancor prima di  maturare la pretesa di educare) ad un rapporto sano con le tecnologie digitali. Questo perchè, se l’utilizzo delle screen technology è fortemente mediato, nei primi anni di vita, dal ruolo dell’adulto di riferimento, sarà proprio quest’ultimo a doversi impegnare nella costruzione di una corretta dieta mediale per l’intera famiglia.

Alice Di Leva

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