didattica a distanza, un mal di panza

Lavoro in due scuole medie: in ciascuna non più di una decina di prof su un centinaio usavano già complementi digitali alla loro didattica prima del Covid-19; qualcuno usa Padlet; altri WeSchool o Edmodo; l’unica vera piattaforma coordinata è G-Suite/Google Education, un pacchetto che ogni scuola deve comprare e soprattutto far funzionare con un animatore digitale formato in seminari di full immersion con i formatori Google; poche scuole lo sapevano già utilizzare appieno, e in questi giorni non hanno problemi; altre scuole ce l’hanno, ma ne usano solo alcune applicazioni; alcuni dirigenti scolastici si stanno stressando ora per attivare almeno Meet/Hangouts per fare riunioni di staff in remoto (commissioni, dipartimenti, collegi docenti). L’emergenza coronavirus ha semplicemente rivelato che tra bla bla sulla didattica digitale, e reale capacità diffusa dei prof c’è un abisso, tuttora, e il Miur lo sa benissimo.

Infine, la didattica digitale non è affatto easy! io, che la uso da due anni, in questa emergenza ho lottato una settimana con il supporto Padlet per rendere più versatile l’accesso ai miei studenti (alle sole due o tre studentesse per classe che si sono fatte vive, in verità). Ho lottato ore e ore via mail in inglese con il supporto internazionale Padlet dal 27 febbraio a poche ore fa. Da mesi dico alle mie dirigenti che ogni scuola dovrebbe avere un profilo Facebook friendly per i genitori e uno Instagram per gli studenti, ma mi rispondono «abbiamo già il sito» (sic!).

Questo è il livello di coscienza comunicativa della scuola statale italiana al 5 marzo 2020. E se il prossimo black out catastrofico fosse anche elettrico? e cadesse la rete? Ho proposto ai colleghi di incontrare le nostre classi qualche ora ogni mattina in un giardino pubblico, dove la VERA maieutica della VERA didattica potrebbe ripartire. Senza CORPO non c’è APPRENDIMENTO, come ha scritto questa mattina Enrico Galiano: reazioni? «Per carità, e se poi qualcuno si fa male durante il tragitto? E se qualcuno poi si contagiasse? I genitori ci sbranerebbero penalmente». Voilà, torno su Padlet.

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