DiDi forever!

Dal 28 febbraio 2020 non abbiamo più messo piede in aula. Finita la didattica in presenza. Mi sono battuto subito con le mie due DS perché al più presto svegliassero dal sonno le G-Suite delle due scuole. Non è stato facile, c’è stata molta resistenza da parte della grande maggioranza dei colleghi dei miei due consigli di classe.Dal 30 marzo 2020, dopo un mese sulla mediocre WeSchool, ho potuto attivare le mie due classi, con soddisfazione operativa mia e chiarezza di utilizzo per gli studenti.

Fino a febbraio 2020 utilizzavo la piattaforma Padlet, per quella che intendo chiamare Didattica Digitale (DiDi), che non ha nulla di particolarmente diverso dalla Didattica Digitale che potevamo fare prima del lockdown, e da quella che potremo rifare dopo (io la rifarò assai), La “Distanza” l’ha imposta la pandemia Covid-19, non la scuola, e il protrarsi della distanza di allievi e docenti dalle scuole è stata una scelta del Governo italiano, in deludente controtendenza rispetto alla maggior parte dei Paesi UE e occidentali. Padlet l’avevo inserito per superare l’utilizzo della sala audiovisivi, che ho visto niente affatto interattiva per gli studenti (semmai moltiplicava la loro passività sonnacchiosa); usavo Padlet per fare BYOD (Bring Your Own Device) in aula, con i loro smartphone, e loro erano entusiasti. Padlet ha il limite di essere una dashboard di post, non ha una ricerca database per parole-chiave, così mi sono totalmente affidato alla Suite Google for Education.

Quindi, non l’ho mai chiamata e mai la chiamerò “didattica a distanza”, perché c’è nella semantica un non detto piuttosto malintenzionato di “temporaneità eccezionale e drammatica”, cui rimediare al più presto con il ritorno in aula prima o poi, con la didattica “di vicinanza”.

La Didattica Digitale (DiDi) è semplicemente uno strumentario di metodologie didattiche: uno degli aspetti positivi della pandemia è stato poterle imporre una prodigiosa accelerazione, che ha lasciato indietro molti insegnanti e pochissimi studenti, che hanno goduto di una chance fenomenale per le loro modeste competenze digitali.

Al ritorno “in presenza” intendo mantenere un uso intenso della Didattica Digitale, per passare alla fase successiva, dopo l’apprendistato degli studenti in questi tre mesi forzatamente domestici: dovranno finalmente cominciare a produrre loro, creando artefatti in strutturate unità di apprendimento. Sarebbe ideale avere in ogni scuola un tablet o un Notebook della scuola, per studente, e lavagne interattive Sharp, ma per ora mi arrangerò con quel che troverò nella scuola in cui finirò daccapo (ah già, sì, sono un P R E C A R I O, noi siamo impallinate api impollinatrici…) e la DiDi sarà sempre con me.

Daniele Martino

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