ridere in classe

Quindi, quello che fa ridere un ragazzino quasi mai fa ridere un prof. Li trovo stupidini e scemini, ma non posso dirlo se no sono anti-pedagogico eccetera. Ma quando sono lì, tutto socratico che cerco di condividere con loro (non si dice più “fare lezione”, loro dicono “il prof ci spiega”) il tema dei Paesi ricchi e di quelli poveri nel mondo, quando cerco di attirare la loro attenzione spiegando che colonialismo imperialismo e guerre non sono che la versione statale della prevaricazione o del bullismo che loro quotidianamente possono agire o subire come individui, e ne vedo 2-4-6 che tra di loro ridono per Dio-sa-solo-cosa, a me non vien da ridere e devo cercare di non arrabbiarmi. Mi sento offeso! Sì, certo!

https://www.doppiozero.com/rubriche/218/201812/ridere

Una cioccolata per Mariella

Se potessi essere l’insegnante di ognuno di loro, se potessi trascorrere tre ore al giorno seduto accanto, con i libri sul tavolo, o uscire all’aperto in una bella giornata di sole, camminare come Socrate con i suoi pargoli, non credo ci sarebbero problemi. Il punto non è la loro estraneità alle conoscenze che propongo. Il malessere è svegliarsi alle sei di mattina, quando è ancora buio, con la pioggia battente magari e ritrovarci in 20, 25 chiusi in questa stanza. Con i neon che ci fanno male agli occhi. La vita può essere ancora più dura, certo, ma se partissimo da un principio di felicità e di benessere non dovremmo fare della scuola un decoroso campo di concentramento, o più precisamente un campo di detenzione temporanea in una stanza di 20-25 ragazzini pieni di energie.

«Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti»

DIALOGO DI UN VENDITORE d’ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

 © Giacomo Leopardi (courtesy Arthur Schopenhauer)

 

 

 

 

 

 

li conoscete gli adolescenti? | Rosalinda Ristallo

Se qualcuno mi chiedesse qual è il tuo passatempo preferito, io risponderei: “osservare la gente!” Proprio così, la maggior parte del tempo la passo a osservare la gente, sono nell’autobus e osservo, sono a fare una passeggiata e osservo. Sono un’osservatrice che cerca nello sguardo, nelle espressioni della gente risposte alle domande che la maggior parte di noi si pone. Mi sento dire ripetutamente che gli adolescenti di oggi non riescono ad assumersi responsabilità, che sono superficiali, che non conoscono il senso del sacrificio, che sono individualisti e che non sanno ascoltare. Il luogo comune “i ragazzi di oggi non sono più come quelli di una volta!”… Ma la constatazione che sono cambiati i modi di comportarsi, aggregarsi, amare, desiderare, perseguire obiettivi non può e non deve divenire un giudizio di valore. I ragazzi e le ragazze di oggi sono sì diversi, ma soltanto perché questo modo di pensare e di vedere ci consente di sopravvivere in una società diversa rispetto a quella di qualche decennio fa. Oggi la società che corre più veloce della lucesiamo costantemente in movimento per cercare di dare un senso alle nostre giornate. Siamo immersi in un mondo che con le sue trasformazioni ha stravolto anche i ruoli del vecchio focolaio domestico: un tempo i ruoli all’interno della famiglia erano ben definiti: la donna era quella che si occupava della cura della casa e dell’educazione dei figli, il marito era il capo indiscusso, colui che provvedeva ai bisogni economici e che dominava su tutti gli altri membri. I figli maschi, una volta raggiunta una certa età, imparavano dal padre il mestiere e tutti quegli atteggiamenti necessari per diventare un capo famiglia e le figlie femmine aiutavano la madre nei lavori domestici per diventare casalinghe. Attualmente, se ci guardiamo attorno, ci accorgiamo che questo focolaio domestico non corrisponde più alla realtà. I nuclei familiari, in media, sono composti da soli genitori e da uno o due figli. Ad essere cambiati, nel bene e nel male, sono soprattutto i rapporti reciproci tra i vari componenti. L’educazione dei figli non è più prerogativa della mamma, ma viene affidata anche alle scuole ed altre istituzioni. La crescita dei figli è fortemente influenzata dal rapporto con i pari e in generale dai modelli proposti dalla società. Di fatto ci si trova di fronte ad una fase di grande transizione e la famiglia, quel pilastro fondamentale di ogni società, è sempre più messa in discussione.

Sento parlare di crisi dell’educazione, crisi della famiglia, di crisi culturale ma nessuno sembra in grado di individuare dove sono le ragioni di questa crisi e quali risposte vi possano essere. Non ci vuole molto per osservare e constatare il disfacimento dei rapporti umani: aumento della conflittualità, crescita di tutte le forme di discriminazione verso chi viene considerato diverso soltanto perché ha il colore della pelle diversa dalla nostra, fallimento delle strutture di socializzazione tradizionali, abbassamento del livello di preparazione culturale degli studenti fino all’Università, crescita a macchia d’olio di analfabetismo letterale, culturale e relazionale.

Si è forse parlato troppo dei bambini, degli adolescenti, del ruolo dei genitori nei confronti dei figli e non si è presa in considerazione la funzione pedagogica degli adulti. Insegnanti, educatori, imprenditori, uomini e donne dello spettacolo e dei media, politici, parlamentari e capi di governo; tutti hanno una responsabilità nel formare le menti giovani, costituiscono modelli. La questione centrale dell’educazione oggi va spostata sul mondo degli adulti. Non a caso gli adolescenti sono definiti da noi adulti come “egoisti, ribelli, superficiali”: e noi, come siamo?

Oltre alla crisi dei valori si assiste alla crisi della genitorialità. Il gruppo dei pari dell’adolescente diventa il principale punto di riferimento, mentre il genitore viene messo in discussione. Il genitore vive questa processo come una perdita di potere, e una messa in discussione del suo ruolo, in quanto si trova a percepire il figlio in modo diverso, e a sentirsi per lui meno importante rispetto a prima. I genitori devono cambiare, occorre che comincino a pensare ai figli come figure più autonome e responsabili. Questo mutamento comporterà l’assunzione di un atteggiamento meno protettivo, evitando di sostituirsi al figlio quando esprime le sue scelte e i suoi pensieri. Questo atteggiamento permetterà ad entrambi di cambiare: il figlio sentirà la fiducia del genitore che gli trasmette la sicurezza nel potersi sperimentare e testerà il suo senso di autoefficacia, il genitore scoprirà un nuovo modo di stargli vicino, accettando che lui sta crescendo.

Un altro presupposto importante per mantenere un buon rapporto con l’adolescente è quello di essere disponibili all’ascolto, prevenire eventuali disagi e dimensionare problemi che, per l’adolescente, sembrano insuperabili.

Troppo poco spazio viene dato dai media alle iniziative autonome che ragazzi e ragazze spesso realizzano con tanto spirito di iniziativa, al loro impegno nel volontariato, nell’organizzazione culturale. Nessuno o poco spazio a chi, quotidianamente, nonostante le enormi difficoltà, coltiva i propri sogni, le proprie ambizioni.

Gli adolescenti hanno necessità, ora più che mai, di rispecchiarsi negli adulti di riferimento e di interiorizzare modelli positivi, al fine di interiorizzare sicurezza, autonomia e autostima. Noi adulti non dobbiamo restare a guardare, dobbiamo aiutarli a cercare opportunità e ad alimentarli di entusiasmo. Solamente così i ragazzi saranno in grado di misurarsi con l’immenso mondo…

 

semplici camp | Torino 2017

La nostra seconda estate-ragazzi, la prima formalmente riconosciuta dalla Città di Torino e dal suo ITER, si è svolta dal 12 giugno al 4 agosto e dal 28 agosto al 1° settembre. Su questo sito, sulla nostra pagina Facebook e sui nostri profili Twitter e Instagram, potrete trovare molte immagini e video che testimoniano come lavoriamo, e come stanno con noi bambini e ragazzi; ringraziamo i genitori che hanno fiducia in noi e nel magnifico staff del Cit Turin LDE – che ci ha ospitato anche quest’anno. Abbiamo ricevuto tante mail di ringraziamento dai genitori, che hanno certificato il benessere dei loro figli al ritorno a casa ogni giorno e a fine settimana. Ci rivedremo presto!

Vi dedichiamo una canzone, registrata l’ultimo giorno:

 

ringraziamento per il cibo

ringraziamo per il cibo che ci viene offerto, perché tanti esseri viventi in tutto il mondo in questo momento non hanno di che mangiare, e hanno fame

pensiamo a come è arrivato questo cibo sulla nostra tavola:
diciamo grazie a tutti coloro che l’hanno scelto al mercato, l’hanno cucinato, e ce lo portano qui in tavola

ci siamo comportati bene? meritiamo questo cibo?
siamo qui per nutrirci bene, e non per abbuffarci avidamente
mangiamo questo cibo per la salute del nostro corpo, per rinnovare la nostra energia
mastichiamo bene, lentamente, in silenzio, parliamo con la bocca vuota e con la voce bassa

restiamo seduti e comportiamoci gentilmente con i nostri vicini di tavola

ringraziamo quando ci servono acqua e cibo

non sprechiamo la preziosa acqua e non avanziamo il prezioso cibo: se siamo sazi, offriamolo con gentilezza a chi ha più fame di noi

grazie a tutti coloro che ci aiutano! ai nostri genitori, ai nostri maestri, all’umanità intera, a tutti gli esseri che soffrono!

quando avremo finito di mangiare, raccoglieremo con ordine le posate e i piatti da lavare, li metteremo in piccole pile per aiutare chi sprepara per noi. Riporremo i bicchieri di plastica e i tovaglioli di carta nella raccolta differenziata.

Buon appetito a tutti!

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con Daniele Martino, Francesco Mollo, Adama Sene, Luca Piccarreta, Alice Di Leva, Rosalinda Ristallo