meditazione in classe | Torino 2017

Ecco come gli studenti di una scuola elementare di Baltimora (Stati Uniti) imparano a gestire le situazioni di conflitto, anche violento, praticando la meditazione: tutte le mattine, prima di cominciare le lezioni, tutta la scuola, compresi i docenti, meditano 15 minuti; idem a fine lezioni. Il progetto della Holistic Life Foundation alla “R.W. Coleman Elementary School”.

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due minuti dal documentario di arte.tv: i benefici della meditazione in una scuola di Baltimora, Usa

 

Durante l’anno scolastico 2016/2017 ho praticato alcuni momenti di meditazione in classe con alcuni ragazzi della mia classe, la 1ª C della scuola secondaria di primo grado IC Manzoni di Torino.

una giornata al Saperi Semplici Camp: meditazione

Oggi pioveva, quindi al Saperi Semplici Camp al Cit Turin LDE ho preso 8 tappetini rosa e in una stanza di fortuna con otto amici tra i 6 e i 9 anni abbiamo fatto yoga, meditazione e 5 Tibetani. Cosí abbiamo ascoltato il nostro silenzio in 10! Alcuni di loro hanno cominciato in loto, manine in mudra e un ottimo OM: «Ma questi sono i 5 Tibetani!» ha sbottato un altrino… «devono essere 21 e mia mamma li fa sempre!». Insomma, che bella giornata di saperi semplici!

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«il nostro laboratorio è il bambino»

Il nostro laboratorio è il bambino.
Io sono contadino e pastore. Quando mi scruto in profondità e gratto la crosta di cui la civiltà s’è sforzata di ricoprirmi, ritrovo sempre l’acqua che scorre nella gora del vecchio mulino, il fiume che s’allunga lentamente fra i salici, l’odore dei buoi condotti al lavoro e il belare nostalgico e sonoro delle pecore sulla montagna; e mi commuovono perché sono la trama iniziale di una vita che non ha mai più ritrovato la pura semplicità del villaggio della mia infanzia.
Il mio solo talento di pedagogista è forse l’aver serbato una così chiara impronta dei miei giovani anni che sento e comprendo, bambino, i bambini che io educo. I problemi che ad essi si pongono e che sono un così grave enigma per gli adulti, io li pongo ancora a me stesso con il chiaro ricordo dei miei otto anni e come l’adulto bambino io detesto, attraverso i sistemi e i metodi di cui ho tanto sofferto, gli errori di una scienza che ha dimenticato e misconosciuto le sue origini.
Perché i veri problemi dell’infanzia restano: l’erba che si agita, l’insetto che ronza, il serpente il cui sibilo vi gela il sangue, il tuono che vi spaventa, la campana che suona le ore mute della scuola, le carte mute e i cartelloni fantastici.

Célestin Freinet (1896-1966)

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«chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara»

Come dice un proverbio giapponese molto caro a Bruno Munari e Gianfranco Zavalloni: «Chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara».

Il nostro approccio risulta maggiormente efficace dell’impostazione vigente nella scuola italiana.
Lo è come facilmente deducibile nel campo d’esperienza corpo e movimento perché lo spazio aperto rispetto a un’aula stimola di più lo sviluppo del corpo e dei suoi cinque sensi.
Lo è in quello della conoscenza del mondo perché pensiamo che sia meglio entrare in un pollaio o in un orto per conoscere la provenienza di un uovo e di un pomodoro piuttosto che sentirselo raccontare e perché per riconoscere il variare e le peculiarità delle stagioni sono più funzionali delle belle passeggiate rispetto ad un libro didattico dove colorare un albero spoglio autunnale o uno fiorito primaverile.
Lo è in quello denominato il sé e l’altro perché la costruzione della propria individualità passa attraverso esperienze ricche in cui il bambino possa mettersi in gioco e perché la socialità ha come presupposto fondamentale un ambiente sereno e una giusta vicinanza dell’educatore.
Lo è in quello Immagini, suoni e colori, legato alle esperienze artistiche perché l’ arte è strettamente legata alla bellezza ed il nostro paesaggio è sicuramente più stimolante rispetto a un’aula.
E lo è nei discorsi e nelle parole perché gli obiettivi legati a questo campo non possono essere svincolati da esperienze significative e da un ambiente in cui viene privilegiato l’ascolto.
Danilo Casertano, Paolo Mai & co.

http://www.associazionemanes.it/newsite/index.php/l-asilo-nel-bosco

 

«lasciandoli liberi di scegliere da soli»

Qual è la novità del Suo metodo?
«Classi piccole, niente test standardizzati, approccio “uno a uno” con i ragazzi. I bambini sono incoraggiati a scegliere in autonomia il libro che hanno più voglia di leggere e hanno il tempo e lo spazio per farlo, in un continuo dialogo con l’insegnante. Facciamo laboratori quotidiani di scrittura e sono i bambini a decidere che cosa scrivere: l’ultimo libro che hanno letto, le emozioni che ha prodotto in loro. La scoperta rivoluzionaria è stata vedere che lasciandoli liberi di scegliere da soli, dalla libreria che aggiorniamo continuamente, diventano lettori appassionati».

Per molti adolescenti leggere è noioso, difficile e non rende felici. Ha a che fare con il fatto che trovano più interessante la tv, i social, la rapidità del web? E in generale, cosa pensa delle tecnologie a scuola?
«I giovani che non sono abituati a leggere non provano un piacere immediato, devono entrare nella storia e comprenderne il linguaggio. Un videogioco e un libro non sono la stessa cosa. Se vogliamo far entrare la lettura nella loro vita dobbiamo fare in modo che la incrocino sempre, non solo un’ora a settimana. Io poi sono contraria alla lettura su schermi digitali. Anche i bambini abituati ai libri, non li amano. Ai genitori chiediamo di limitare a mezz’ora, massimo un’ora al giorno il tempo per videogiochi o social network. E comunque dopo la lettura, che deve essere quotidiana. A scuola usiamo le tecnologie solo per fare ricerche di storia o scienze, laptop per scrivere. Niente tablet ai più piccoli, mouse e tastiera solo dopo i nove anni».

Antonella De Gregorio,  Bambini, leggete quello che volete. «Così ho vinto il Nobel dei maestri». Metodo (classi piccole, approccio uno a uno) e progetti (comprare altri volumi, rifare il tetto) di Nancie Atwell, americana, 63 anni, miglior docente del mondo. Che insegna in un centro rurale di 1.200 abitanti, in “Corriere della Sera – la Lettura” del 27 novembre 2015

http://www.corriere.it/scuola/primaria/15_novembre_19/bambini-leggete-quello-che-volete-cosi-ho-vinto-nobel-maestri-d6229f56-8e9b-11e5-aea5-af74b18a84ea.shtml