meditazione in classe | Torino 2017

Ecco come gli studenti di una scuola elementare di Baltimora (Stati Uniti) imparano a gestire le situazioni di conflitto, anche violento, praticando la meditazione: tutte le mattine, prima di cominciare le lezioni, tutta la scuola, compresi i docenti, meditano 15 minuti; idem a fine lezioni. Il progetto della Holistic Life Foundation alla “R.W. Coleman Elementary School”.

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due minuti dal documentario di arte.tv: i benefici della meditazione in una scuola di Baltimora, Usa

 

Durante l’anno scolastico 2016/2017 ho praticato alcuni momenti di meditazione in classe con alcuni ragazzi della mia classe, la 1ª C della scuola secondaria di primo grado IC Manzoni di Torino.

«the mind is like a cruel dictator»

“Tricycle. The Buddhist Review”  ha pubblicato il 28 febbraio 2016 sul suo sito questo gradevole tutorial per la meditazione: Spring Washam (insegnante allo Spirit Rock Meditation Center di West Marin, California, Usa) ci spiega “Perché meditare? Identifichiamo lo stress e le sue cause”.

«Perché meditare?»

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questa è la trascrizione completa della lezione (in inglese)

 

«la felicità è un’abilità»

Dan Harris è giornalista della rete televisiva americana ABC News, conduttore dei programmi NightilineGood Morning America

 

«il tempo vuoto dei bambini»

Noi viviamo in un periodo di induzione cognitiva impressionante, siamo vittime di un numero infinito di informazioni, messaggi e conoscenze superficiali. Una tale sovrabbondanza genera, come sta avvenendo nei bambini di oggi, una “sregolatezza” cognitiva ed affettiva, una instabilità motoria e corporea, una fragilità emotiva ed affettiva. L’abitudine odierna dei bambini ad entrare in confidenza con tecnologie digitali si riferisce ad esperienze decorporizzate: non ci si misura più con i propri limiti corporei poiché la relazione passa solo attraverso il senso della vista. Il limite relazionale fisico è un fondamentale strumento di crescita e il principale meccanismo che rimanda al bambino il proprio senso del sé. I giochi elettronici per i piccoli gli accelerano i ritmi cardiaci, lo eccitano e lo sollecitano a nuove stimolazioni: è un circuito perverso, che offre la risposta sbagliata ad un bisogno profondo. È un circuito drogato che sviluppa una infinita necessità di accelerazione, un circuito che ruota su se stesso e che non soddisfa il bisogno, tanto è vero che si rimane sempre con il bisogno di continuare. La scuola deve decelerare e selezionare. Con un cammino “controvento” reggendosi in equilibrio di fronte alla forza del vento e tentando di procedere, anche con qualche difficoltà. Ad una cultura si risponde con un’altra cultura: a fianco della cultura della fretta e del consumo si può creare una cultura del gruppo, della scuola e della comunità.

Bisogna imparare ad apprezzare le tante “non attività” che compongono una giornata a scuola: le routine, il gioco nell’interno e nel giardino, la vita quotidiana di una piccola comunità che convive e cresce insieme. Il tempo vuoto dei bambini è stato riempito ma più viene imbottito di appuntamenti e più si rischia di viverlo in modo superficiale senza goderne in profondità: senza soffermarsi, ricordare, aspettare, rielaborare e respirare. È oltremodo inutile voler anticipare, con ansia di prestazione, le stagioni di crescita del bambino, anzi è controproducente. La crescita di un bambino rimane, in fondo, misteriosa nonostante programmi, proposte e verifiche: ognuno ha la sua personalità, la sua storia e i suoi tempi. La crescita individuale va seguita con rispetto e fiducia.

Angela Maria Borello, A scuola con il corpo alla scuola dell’infanzia Saint Denis di Torino

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«il silenzio semplicemente esiste»

Il silenzio non è proprietà di nessuno, né di una tradizione, né di una religione, ma è naturale espressione del Cosmo: il silenzio è una espressione universale, trasversale, dovunque presente in Natura; lo conoscono i minerali, i vegetali, gli animali, gli esseri umani in tutte le sue diverse culture.

Sedendoci immobili in una corretta postura del corpo (postura che ci permette di restare fermi perché ci sia tempo per l’esperienza di questo contatto più profondo) il nostro respiro si acquieta; acquietandosi il respiro, la mente si acquieta; nella quiete di corpo-mente-respiro ecco che, in modo naturale e spontaneo, sorge l’attenzione serena che osserva e partecipa aperta alla non-separazione dai fenomeni di cui siamo parte integrante.
Questa apertura è compiuta con tutta la complessità globale di ciò che siamo, in modo unitario, con tutto l’essere e non più “solo la mente” o “solo il pensiero” o “solo l’intelletto” o “solo la ragione”…
Questa esperienza di silenzio ci fa esperimentare la naturale realtà del corpo non separato da tutte le sue molteplici funzioni (fisiche e mentali, psicologiche, emotive, sensoriali, ecc.) e, soprattutto,  permette di incontrare l’ego non più in una posizione così prevaricatrice, “egocentrica”, perché ci si apre al vasto spazio dove, flessibili, si fluisce insieme ai fenomeni, insieme alla vita che si manifesta al di là delle categorie, al di là di dentro/fuori/, ma che pulsa attraverso di noi fresca e nuova in ogni istante, in continua mobilità e cambiamento.
Il silenzio della parola, il silenzio dei gesti o del corpo, l’acquietarsi del continuo chiacchiericcio mentale, la pacificazione del respiro, la serena lucidità dell’attenzione che così manifesta l’autentica concentrazione – che è priva di tensione -, ci fanno allora comprendere che non siamo noi a “fare silenzio”, ma che esso è sempre presente ed appare chiaro quando si “smette di fare”, quando pacifichiamo il compulsivo bisogno volontaristico che ci trascina.
La priorità è portare fino all’ambiente scolastico l’occasione per scoprire che non siamo noi a “fare” silenzio, ma che il silenzio semplicemente esiste e si manifesta proprio quando smettiamo di “fare”, perché è spazio vasto e libero che possiamo lasciare manifestarsi in noi e attraverso di noi.

La risposta positiva che ne deriva è impressionante e gli effetti benefici sono immediati. Già il fatto in sé di riuscire a tranquillizzarsi è il primo grande risultato: dalla loro tranquillità i bambini sentono che nasce una migliore qualità di attenzione (che nei bambini è sempre molto dispersiva) e di apertura verso gli altri.

Dinajara Doju Freire, Spazio al silenzio. Esperienza di zazen nelle scuole elementari

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