«la felicità è un’abilità»

Dan Harris è giornalista della rete televisiva americana ABC News, conduttore dei programmi NightilineGood Morning America

 

«è qui che inizia l’empatia»

Le persone hanno adottato nuove tecnologie perché ricercavano un maggior controllo, ma hanno finito per sentirsi controllate dalle tecnologie. L’io amabile e idealizzato che hanno creato con i social media lascia ancora più isolato il loro io reale. Comunicano incessantemente, ma hanno paura delle conversazioni faccia a faccia; sono preoccupati, spesso in modo nostalgico, di tralasciare qualcosa di fondamentale.

La conversazione presuppone solitudine, per esempio, perché è nella solitudine che impariamo a pensare per conto nostro e sviluppare un senso stabile dell’io, elemento essenziale per accettare gli altri come sono.

Quando parli a qualcuno di persona, sei costretto a riconoscere la sua piena realtà umana, ed è qui che inizia l’empatia. E la conversazione si porta dietro il rischio della noia, la condizione che gli smartphone ci hanno insegnato a temere sopra ogni altra cosa, ma anche la condizione in cui si sviluppano la pazienza e l’immaginazione.

In Reclaiming Conversation Sherry Turkle usa un tono terapeutico ed esortativo. Invita i genitori a capire cosa c’è in gioco nelle conversazioni familiari – «lo sviluppo della fiducia e dell’autostima», «la capacità di provare empatia, amicizia, intimità» – e a riconoscere la propria vulnerabilità rispetto agli incanti della tecnologia.

Ma forse l’erosione dei valori umani è un prezzo che la maggioranza delle persone è disposta a pagare per la comodità “gratuita” di Google, la confortevolezza di Facebook e la compagnia affidabile degli iPhone.

Jonathan Franzen, “Social solitudine”, in “The New York Times” e “la Repubblica” 11 ottobre 2015 (traduzione di Fabio Galimberti).

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