creatività digitale

La Didattica Digitale Integrata è una occasione strategica per liberare la creatività dei ragazzi: le infografiche Padlet, i fumetti Storyboard.That, un blog su Google Sites, anime su Gacha Club sono i primi strumenti nelle loro mani. Ecco i risultati.

Daniele Martino

https://sites.google.com/padregemelli.net/il-grillo-bloggante/numero-1dicembre-2020

allievi

Un allievo, per me, è days 6, hours 16; e – se lui vuole –  nel tempo, dopo, io resto come discreto adulto in contatto, disponibile a rispondere a domande se cercato, gratuito consulente nel tempo in cui la sua vita deve essere quanto più felicemente realizzata. Quello che ieri, 20 novembre 2020, mi ha scritto su WhatsApp Assia dal suo liceo scientifico, dopo la terza media in cui in aula era oppositiva e poi in didattica digitale in tempo di Covid-19 era eccellente nella sua intelligenza, è la mia felicità maieutica, permanente e serena.

Daniele Martino

Dave Grohl chiede ai ragazzi di amare i prof

Dave Grohl dei Foo Fighters, batterista dei Nirvana fino al 1994, ha dedicato ai docenti una delle sue “true stories” sul canale YouTube della band. Grohl completa la sua azione di storyteller anche sul suo profilo Instagram @davestruestories: scrivendo solo parole su un social network di immagini, parlando radiofonicamente su un social network di video, Grohl va in controtendenza, lasciando la superficie e la brevità per tornare a lunghezza e prodondità, invitando a pensare, ad ascoltare il pensiero.

Daniele Martino

fine di un anno non finito

Roberto Maragliano da più di dieci anni ci spiega come il digitale non sia una tecnica capitalista che cancella la socratica dell’insegnamento: qui su doppiozero (https://www.doppiozero.com/materiali/scuola-post-shock) ha scritto qualche giorno fa un pezzo lucido e ancora una volta avanzato che non si fa ingabbiare in ordinanze, e decreti, e circolari, e timori, e vocazioni a sedazione e controllo; grandi idee come sempre le sue: niente sarà più come prima perché la scuola chiusa ha reso tutto trasparente, dislocato; è ora di accettare di essere anfibi (testi + interazioni creative), connettendosi a tutti i saperi del mondo. È ora, anche, dico io, di arieggiare le stanze prima di soggiornarvi, fare soffiare un vento di energia, di fiducia, di divertimento che spazzi le croniche lagne dei miei colleghi prof, le comprensibili ma insensate proteste delle madri che scambiano spero per sbaglio la didattica digitale per alienazione dei loro piccini. Chiaro, la distanza ci ha tolto affettività corporale, ma ha aumentato esponenzialmente la compassione psichica, la confidenza tra i prof disponibili e ragazzini, tra prof e genitori! I ragazzi hanno capito che il problema non sono i prof, ma un impianto burocratico e segregante che dovremmo far saltare in aria il più possibile in questo momento di confusione ministeriale e dirigenziale.

https://www.doppiozero.com/materiali/9-scuola-fine-di-un-anno-non-finito

DiDi forever!

Dal 28 febbraio 2020 non abbiamo più messo piede in aula. Finita la didattica in presenza. Mi sono battuto subito con le mie due DS perché al più presto svegliassero dal sonno le G-Suite delle due scuole. Non è stato facile, c’è stata molta resistenza da parte della grande maggioranza dei colleghi dei miei due consigli di classe.Dal 30 marzo 2020, dopo un mese sulla mediocre WeSchool, ho potuto attivare le mie due classi, con soddisfazione operativa mia e chiarezza di utilizzo per gli studenti.

Fino a febbraio 2020 utilizzavo la piattaforma Padlet, per quella che intendo chiamare Didattica Digitale (DiDi), che non ha nulla di particolarmente diverso dalla Didattica Digitale che potevamo fare prima del lockdown, e da quella che potremo rifare dopo (io la rifarò assai), La “Distanza” l’ha imposta la pandemia Covid-19, non la scuola, e il protrarsi della distanza di allievi e docenti dalle scuole è stata una scelta del Governo italiano, in deludente controtendenza rispetto alla maggior parte dei Paesi UE e occidentali. Padlet l’avevo inserito per superare l’utilizzo della sala audiovisivi, che ho visto niente affatto interattiva per gli studenti (semmai moltiplicava la loro passività sonnacchiosa); usavo Padlet per fare BYOD (Bring Your Own Device) in aula, con i loro smartphone, e loro erano entusiasti. Padlet ha il limite di essere una dashboard di post, non ha una ricerca database per parole-chiave, così mi sono totalmente affidato alla Suite Google for Education.

Quindi, non l’ho mai chiamata e mai la chiamerò “didattica a distanza”, perché c’è nella semantica un non detto piuttosto malintenzionato di “temporaneità eccezionale e drammatica”, cui rimediare al più presto con il ritorno in aula prima o poi, con la didattica “di vicinanza”.

La Didattica Digitale (DiDi) è semplicemente uno strumentario di metodologie didattiche: uno degli aspetti positivi della pandemia è stato poterle imporre una prodigiosa accelerazione, che ha lasciato indietro molti insegnanti e pochissimi studenti, che hanno goduto di una chance fenomenale per le loro modeste competenze digitali.

Al ritorno “in presenza” intendo mantenere un uso intenso della Didattica Digitale, per passare alla fase successiva, dopo l’apprendistato degli studenti in questi tre mesi forzatamente domestici: dovranno finalmente cominciare a produrre loro, creando artefatti in strutturate unità di apprendimento. Sarebbe ideale avere in ogni scuola un tablet o un Notebook della scuola, per studente, e lavagne interattive Sharp, ma per ora mi arrangerò con quel che troverò nella scuola in cui finirò daccapo (ah già, sì, sono un P R E C A R I O, noi siamo impallinate api impollinatrici…) e la DiDi sarà sempre con me.

Daniele Martino

le ragazze del lockdown

La didattica digitale non ha fatto affatto male agli studenti: zero, assolutamente zero male; il lockdown ha fatto loro molto male per tutto il loro sviluppo psicologico e cognitivo! La didattica digitale invece ha rivelato loro che usare uno smartphone non è sapere usare le tecnologie, ma obbedire a pochissimi comandi per essere il meno possibile pensanti. Le Madri Eroiche, spossate da ore di collegamenti, consegna compiti in modalità diverse su piattaforme diverse, crollavano nel tardo pomeriggio sul letto a fissare il soffitto, mentre nelle cinque sei sette ore che restavano tra un pasto e l’altro, e prima della buonanotte quasi all’alba, i minorenni maschi dai 6 ai 14 anni decerebravano su games e games e games, e le minorenni dai 6 ai 14 anni decerebravano cantando e precocemente sculettando piuttosto svestite (immaginandosi piccole Ariana Grande e Charli XCX ) su TikTok; tutti in ignaro pericolosissimo contatto web con coetanei sconosciuti, adolescenti e adulti volgari.

https://www.doppiozero.com/materiali/8-le-formidabili-ragazze-del-lockdown

empatici egocentrici

Mi scrivono a qualsiasi ora del giorno (del loro giorno, quindi tra le 12 diurne e le 2 notturne), e io rispondo sempre a tutti all’istante. Scrivo “bravo!” e “brava!”, ad ogni ritrovarci in videolezione li faccio parlare, chiedo come stanno, saluto i genitori che passano dietro le loro spalle mentre fratellini e sorelline urlano nei mic che chiedo di chiudere dopo i saluti. G-Suite sta inoltre facendo progressi giorno per giorno: ora c’è l’estensione Greed, che ci permette di guardarci tutti insieme in mosaico come su Zoom (piattaforma colabrodo invece, dal punto di vista privacy, flagellata l’altra settimana da balordi che passavano i link delle videolezioni prenotate ad amici stronzi che facevano incursioni con cretinate, o – peggio – filmati porno); e da venerdì sono stati messi in protezione anche i link alle videoconferenze, ogni volta reimpostati per renderla più dura ai cyberbulli.

https://www.doppiozero.com/materiali/7-empatici-egocentrici

sognare la classe ai tempi del coronavirus

imparare l’amore

Parlare di sesso è ancora imbarazzante. Lo è tra padre e figlio, madre e figlia. Lo è un po’ meno tra adolescenti, ma se provi in classe a chiamare con il loro nome riproduzione, violenza sessuale, affetto, amore, i ragazzi dagli 11 ai 13 anni immediatamente si alterano e ridono, o si scandalizzano, o pensano che il prof sia un po’ strano, eccessivo, anormale. Se in una classe vado avanti, e avvio un dialogo, vedo che i ragazzini sono imbottiti di luoghi comuni, di poche informazioni “laiche”, di pochissimi attrezzi di comprensione e autonomia; le ragazze hanno già avuto le prime mestruazioni (menarca), i ragazzi le prime polluzioni e masturbazioni (spermarca), ma parlarne è tabù, una cosa insieme imbarazzante e sporca. Io comincio sempre dicendo che il sesso è del tutto naturale, perché tutti i presenti sono nati da un rapporto sessuale, da due persone molto o poco innamorate, ma veniamo tutti da lì.

https://www.doppiozero.com/materiali/sex-education-lezioni-di-metodo