Categoria: corpo

sognare la classe ai tempi del coronavirus

imparare l’amore

Parlare di sesso è ancora imbarazzante. Lo è tra padre e figlio, madre e figlia. Lo è un po’ meno tra adolescenti, ma se provi in classe a chiamare con il loro nome riproduzione, violenza sessuale, affetto, amore, i ragazzi dagli 11 ai 13 anni immediatamente si alterano e ridono, o si scandalizzano, o pensano che il prof sia un po’ strano, eccessivo, anormale. Se in una classe vado avanti, e avvio un dialogo, vedo che i ragazzini sono imbottiti di luoghi comuni, di poche informazioni “laiche”, di pochissimi attrezzi di comprensione e autonomia; le ragazze hanno già avuto le prime mestruazioni (menarca), i ragazzi le prime polluzioni e masturbazioni (spermarca), ma parlarne è tabù, una cosa insieme imbarazzante e sporca. Io comincio sempre dicendo che il sesso è del tutto naturale, perché tutti i presenti sono nati da un rapporto sessuale, da due persone molto o poco innamorate, ma veniamo tutti da lì.

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i giorni del virus

Non li vedo e non li sento da dieci giorni. Mi sono riposato anche troppo. Ho passato ore e ore ogni giorno a cercare le fonti autentiche, scientifiche sul coronavirus. Quando le trovo le condivido sui gruppi WhatsApp e sulle mailing list dei colleghi. Con i colleghi sono rimasto in contatto. Ne ho anche visto qualcuno. Spesso scherziamo, a volte condividiamo soprattutto l’incertezza, e i rush di angoscia. Quando abbiamo capito che anche la nostra regione avrebbe chiuso i suoi edifici per due settimane consecutive qualche studentessa (il femminile non è casuale, perché i maschi per la chiusura stanno gongolando e rincoglionendo su videogiochi e smartphone, as usual) si è fatta finalmente viva, incorporea e muta.

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didattica a distanza, un mal di panza

Lavoro in due scuole medie: in ciascuna non più di una decina di prof su un centinaio usavano già complementi digitali alla loro didattica prima del Covid-19; qualcuno usa Padlet; altri WeSchool o Edmodo; l’unica vera piattaforma coordinata è G-Suite/Google Education, un pacchetto che ogni scuola deve comprare e soprattutto far funzionare con un animatore digitale formato in seminari di full immersion con i formatori Google; poche scuole lo sapevano già utilizzare appieno, e in questi giorni non hanno problemi; altre scuole ce l’hanno, ma ne usano solo alcune applicazioni; alcuni dirigenti scolastici si stanno stressando ora per attivare almeno Meet/Hangouts per fare riunioni di staff in remoto (commissioni, dipartimenti, collegi docenti). L’emergenza coronavirus ha semplicemente rivelato che tra bla bla sulla didattica digitale, e reale capacità diffusa dei prof c’è un abisso, tuttora, e il Miur lo sa benissimo.

Infine, la didattica digitale non è affatto easy! io, che la uso da due anni, in questa emergenza ho lottato una settimana con il supporto Padlet per rendere più versatile l’accesso ai miei studenti (alle sole due o tre studentesse per classe che si sono fatte vive, in verità). Ho lottato ore e ore via mail in inglese con il supporto internazionale Padlet dal 27 febbraio a poche ore fa. Da mesi dico alle mie dirigenti che ogni scuola dovrebbe avere un profilo Facebook friendly per i genitori e uno Instagram per gli studenti, ma mi rispondono «abbiamo già il sito» (sic!).

Questo è il livello di coscienza comunicativa della scuola statale italiana al 5 marzo 2020. E se il prossimo black out catastrofico fosse anche elettrico? e cadesse la rete? Ho proposto ai colleghi di incontrare le nostre classi qualche ora ogni mattina in un giardino pubblico, dove la VERA maieutica della VERA didattica potrebbe ripartire. Senza CORPO non c’è APPRENDIMENTO, come ha scritto questa mattina Enrico Galiano: reazioni? «Per carità, e se poi qualcuno si fa male durante il tragitto? E se qualcuno poi si contagiasse? I genitori ci sbranerebbero penalmente». Voilà, torno su Padlet.

né qui né là

A volte ammutolirei, per lo scoraggiamento. Ma zitto non posso stare. Tu, Mahmoud, torneresti? «No, no, neanch’io, siamo troppo poveri laggiù, non possiamo comprarci niente. Qui siamo poveri ma possiamo vestirci come gli altri, fare le cose che fanno gli altri». Mahmoud ha un iPhone 5, e fatico ogni mattina a fargli spegnere gli iPods lampeggianti con cui entra in classe. Rasha dice che le piace tornare d’estate nel villaggio originario dei suoi genitori, «perché ho tante sorelle, cugine, amiche, zie, nonni, tanta gente, e quando esco li incontro tutti e passo sempre una bella giornata. Qui posso uscire, il pomeriggio, ma dove vado? Devo studiare, e comunque da chi andrei? Non conosco nessuno, qui».

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più intelligence che lezioni

Partire con una terza in Barriera è il peggio che ti possa capitare. In prima arrivano dalla primaria muti e terrorizzati in genere da maestre con il diploma magistrale in burn out a 35 anni: molte di loro urlano dalle 8.30 alle 16.30, incessantemente. I ragazzini sanno che la prima media è un altro universo, dove vanno e vengono professori piuttosto irraggiungibili, che cominciano a parlarti di miti greci, Ostrogoti e Bizantini, o di cose talvolta più comprensibili come i punti cardinali o la nascita dell’universo da un primordiale Big Bang, di cui la Terra era 200  milioni di anni fa un frammento infuocato, che girando nel vuoto poco a poco si è spento con un cerino agitato dalla mano. 

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«attraverso il corpo in un modo armonioso»

»Le vie dell’acqua erano ostruite e interrotte, così che lo scorrere era pessimo fin dalle sorgenti. Per lo stesso motivo, quando il respiro o l’energia dell’individuo sono congestionate e stagnanti, i muscoli e le ossa sono contratti e non si flettono bene. Si consigliano allora alcune danze che guidano il respiro ed assicurano che esso si muova attraverso il corpo in un modo armonioso».

Annali delle Primavere ed Autunni (III secolo a.C.)

Wen Zhongyou, maestro vivente di Medicina Tradizionale Cinese, pratica ed insegna anche a Milano e Torino. Vicepresidente della Società di Tuina (massaggio tradiziojnale) e Qigong della Provincia dello Yunnan, è autore con Giacomo Valpiola del libro Vivere meglio con il qigong (RED edizioni). Prendersi cura del proprio corpo significa prendersi cura del proprio Cuore e della propria Mente. Possiamo percepire le nostre energie, imparare a curarci, il miglior medico del nostro corpo siamo noi stessi. Il qigong ha come obiettivi la longevità e la salute, quindi è un insieme di esercizi che aumentano le energie del corpo.

un altro ritmo insieme

la pizza prima degli esami