Categoria: insegnamento

Samar, ora che con le file di banchi singoli il distanziamento carcerario è ancora più marcato, è tutta sola, al centro della classe. Non è in prima fila, perché non ha particolari problemi cognitivi, e non deve essere seguita dagli insegnanti di sostegno. Nemmeno è di quelle chiacchierone che vogliono intervenire sulla parola del prof una, tre, cinque volte all’ora, per dimostrare che loro sanno; di quegli egocentrici con la parlantina compulsiva, che ti fanno la domanda, e mentre cominci a rispondere si girano e continuano a parlare con altri tre, cinque compagni contemporaneamente, come un giapponese a Okinawa, che combatte contro soverchianti nemici sino alla morte, senza mollare la postazione da cui spara a raffica parole. No, Samar non è neanche una di quei due o tre che a inizio anno hanno come precisa strategia diventare i Jessie James della classe sconfitta dall’arroganza unionista dei prof, che cercano ogni ora ogni giorno di disgregare l’attenzione, il dialogo, qualsiasi ancoraggio a qualcosa che sia “fare qualcosa a scuola”. Samar sta a metà classe perché è di quelle studentesse che a inizio anno finiscono per caso al centro della mappa e che nessuno ha bisogno di spostare per il resto dell’anno. Educata, attenta, prende appunti; molto raramente alza la mano e attende che il tumulto si plachi per poter chiedere con la sua voce flebile «che significa questa parola»? Quando le chiedi di leggere un brano lo fa con la sua vocina, e costringe il tumulto o brusio sghignazzante a sedarsi, perché tutti la rispettano.

https://www.doppiozero.com/materiali/1-chi-prende-la-parola

creatività digitale

La Didattica Digitale Integrata è una occasione strategica per liberare la creatività dei ragazzi: le infografiche Padlet, i fumetti Storyboard.That, un blog su Google Sites, anime su Gacha Club sono i primi strumenti nelle loro mani. Ecco i risultati.

Daniele Martino

https://sites.google.com/padregemelli.net/il-grillo-bloggante/numero-1dicembre-2020

allievi

Un allievo, per me, è days 6, hours 16; e – se lui vuole –  nel tempo, dopo, io resto come discreto adulto in contatto, disponibile a rispondere a domande se cercato, gratuito consulente nel tempo in cui la sua vita deve essere quanto più felicemente realizzata. Quello che ieri, 20 novembre 2020, mi ha scritto su WhatsApp Assia dal suo liceo scientifico, dopo la terza media in cui in aula era oppositiva e poi in didattica digitale in tempo di Covid-19 era eccellente nella sua intelligenza, è la mia felicità maieutica, permanente e serena.

Daniele Martino

Dave Grohl chiede ai ragazzi di amare i prof

Dave Grohl dei Foo Fighters, batterista dei Nirvana fino al 1994, ha dedicato ai docenti una delle sue “true stories” sul canale YouTube della band. Grohl completa la sua azione di storyteller anche sul suo profilo Instagram @davestruestories: scrivendo solo parole su un social network di immagini, parlando radiofonicamente su un social network di video, Grohl va in controtendenza, lasciando la superficie e la brevità per tornare a lunghezza e prodondità, invitando a pensare, ad ascoltare il pensiero.

Daniele Martino

imparare l’amore

Parlare di sesso è ancora imbarazzante. Lo è tra padre e figlio, madre e figlia. Lo è un po’ meno tra adolescenti, ma se provi in classe a chiamare con il loro nome riproduzione, violenza sessuale, affetto, amore, i ragazzi dagli 11 ai 13 anni immediatamente si alterano e ridono, o si scandalizzano, o pensano che il prof sia un po’ strano, eccessivo, anormale. Se in una classe vado avanti, e avvio un dialogo, vedo che i ragazzini sono imbottiti di luoghi comuni, di poche informazioni “laiche”, di pochissimi attrezzi di comprensione e autonomia; le ragazze hanno già avuto le prime mestruazioni (menarca), i ragazzi le prime polluzioni e masturbazioni (spermarca), ma parlarne è tabù, una cosa insieme imbarazzante e sporca. Io comincio sempre dicendo che il sesso è del tutto naturale, perché tutti i presenti sono nati da un rapporto sessuale, da due persone molto o poco innamorate, ma veniamo tutti da lì.

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i giorni del virus

Non li vedo e non li sento da dieci giorni. Mi sono riposato anche troppo. Ho passato ore e ore ogni giorno a cercare le fonti autentiche, scientifiche sul coronavirus. Quando le trovo le condivido sui gruppi WhatsApp e sulle mailing list dei colleghi. Con i colleghi sono rimasto in contatto. Ne ho anche visto qualcuno. Spesso scherziamo, a volte condividiamo soprattutto l’incertezza, e i rush di angoscia. Quando abbiamo capito che anche la nostra regione avrebbe chiuso i suoi edifici per due settimane consecutive qualche studentessa (il femminile non è casuale, perché i maschi per la chiusura stanno gongolando e rincoglionendo su videogiochi e smartphone, as usual) si è fatta finalmente viva, incorporea e muta.

https://www.doppiozero.com/materiali/6-chiusi-virus-messaggi-nella-rete

didattica a distanza, un mal di panza

Lavoro in due scuole medie: in ciascuna non più di una decina di prof su un centinaio usavano già complementi digitali alla loro didattica prima del Covid-19; qualcuno usa Padlet; altri WeSchool o Edmodo; l’unica vera piattaforma coordinata è G-Suite/Google Education, un pacchetto che ogni scuola deve comprare e soprattutto far funzionare con un animatore digitale formato in seminari di full immersion con i formatori Google; poche scuole lo sapevano già utilizzare appieno, e in questi giorni non hanno problemi; altre scuole ce l’hanno, ma ne usano solo alcune applicazioni; alcuni dirigenti scolastici si stanno stressando ora per attivare almeno Meet/Hangouts per fare riunioni di staff in remoto (commissioni, dipartimenti, collegi docenti). L’emergenza coronavirus ha semplicemente rivelato che tra bla bla sulla didattica digitale, e reale capacità diffusa dei prof c’è un abisso, tuttora, e il Miur lo sa benissimo.

Infine, la didattica digitale non è affatto easy! io, che la uso da due anni, in questa emergenza ho lottato una settimana con il supporto Padlet per rendere più versatile l’accesso ai miei studenti (alle sole due o tre studentesse per classe che si sono fatte vive, in verità). Ho lottato ore e ore via mail in inglese con il supporto internazionale Padlet dal 27 febbraio a poche ore fa. Da mesi dico alle mie dirigenti che ogni scuola dovrebbe avere un profilo Facebook friendly per i genitori e uno Instagram per gli studenti, ma mi rispondono «abbiamo già il sito» (sic!).

Questo è il livello di coscienza comunicativa della scuola statale italiana al 5 marzo 2020. E se il prossimo black out catastrofico fosse anche elettrico? e cadesse la rete? Ho proposto ai colleghi di incontrare le nostre classi qualche ora ogni mattina in un giardino pubblico, dove la VERA maieutica della VERA didattica potrebbe ripartire. Senza CORPO non c’è APPRENDIMENTO, come ha scritto questa mattina Enrico Galiano: reazioni? «Per carità, e se poi qualcuno si fa male durante il tragitto? E se qualcuno poi si contagiasse? I genitori ci sbranerebbero penalmente». Voilà, torno su Padlet.

canzoni beffarde per povera gente

INDICATIVO PRESENTE: un diario di scuola italiano. Tempo di scuola vissuto, cronaca che genera pensiero e ripensamenti sulla scuola-così-com’è, sui ragazzi così come sono, oggi.

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